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In Conversation With...Yossi Cohen


February 03 2014
Fashion

La raffinata semplicità del lusso: Desa 1972

La raffinata semplicità del lusso: Desa 1972

I nomi delle borse sono numeri e le forme geometriche e pure, come il modello Six la cui natura di esagono irregolare accresce il suo appeal bon ton quasi futurista. Il marchio si chiama Desa 1972, nato dalla famiglia Celet, che in precedenza aveva dato vita e spessore a Desa, fondato nel 1972, rendendolo uno dei nomi più importanti della Turchia nell’ambito della pelle, producendo accessori per nomi di spicco del mondo del lusso europeo. Se tradizione, artigianalità e tecnologia moderna ha permesso a Desa di imporsi in questo settore, di recente la famiglia Celet ha deciso di sviluppare qualcosa di più personale: il marchio di accessori Desa 1972. Una linea essenziale e concettuale, dove tradizione e know how manifatturiero, uniti ad un design innovativo, modellano borse predisposte a diventare nuovi classici. Abbiamo intervistato il designer del brand Yossi Cohen per farci raccontare meglio il progetto.

Ci racconta com’è lo stile di Desa 1972? Come si contraddistingue la linea, quali le sue caratteristiche principali?
Yossi C.: Desa 1972 è stata creata per esprime l'essenziale del lusso attraverso la semplicità nel design. Linee pulite e sofisticate dove la borsa risulta protagonista. E la purezza delle linee si unisce alla ricerca di materiali nobili ed innovativi. Tecniche dove l’artigianalità incontra la modernità. Come ha detto Leonardo: “La semplicità è l'ultima sofisticazione”.

Ci parla in generale della collezione? Quali i must-have del marchio?
Questa stagione la collezione compie un viaggio fra il grafismo e il primitivo, sia nei materiali, sia nelle forme. I must have della collezione sono l'evoluzione delle borse Seven e Six, che vengono affiancate da nuove forme come novità di stagione.

La collezione è presente in importanti punti vendita non solo in Italia. È possibile tratteggiare la clientela italiana? Cosa cerca da Desa 1972 il cliente che si rivolge ad esempio ad Antonioli a Milano, a Tessabit a Como o a L’Inde Le Palais a Bologna?
È una domanda difficile che forse bisognerebbe fare ai clienti, comunque penso che Desa 1972 risponda alla ricerca di una collezione dove c'è identità, un lusso sofisticato ed eleganza. Il tutto accompagnato da un vantaggioso rapporto qualità/prezzo.

Quale percorso l’ha portata a Desa 1972 e perché ha deciso di dedicarsi al mondo degli accessori?
L'incontro con la famiglia Celet ha posto le fondamenta di questo nostro "viaggio" insieme. Ho scoperto la tradizione, l’artigianalità, ma proposta in chiave moderna, e la grande volontà di portare questi valori in un mercato Internazionale. Così è nata la collezione Desa 1972.

{{Quanto è difficile il design per accessori, cosa lo distingue dall’occuparsi di una collezione di abiti?
Penso che qualsiasi creazione sia difficile, l'ideazione fa parte della ricerca personale del designer, è un "viaggio" interno ed esterno. In base alla mia esperienza nel mondo del design, posso dire che l'accessorio ci obbliga a concentrare la nostra creatività in un singolo oggetto, mentre nel ready to wear c’è un’intera sequenza di look, una collezione che permette di creare una "storia".

Spesso il lusso è stato declinato nel mondo degli accessori. Ha ancora senso la parola lusso e cosa può essere sinonimo di lusso oggi?
Penso che il lusso possa essere anche un’interpretazione, un pensiero, una forma. Per trovare un nuovo significato del lusso oggi, forse dobbiamo cercare di cambiare la nostra visione e percezione in modo da creare nuove tradizioni per il futuro.

Desa 1972 è arrivato come elemento di sviluppo internazionale del marchio Desa. Quali gli obiettivi e quali i progetti in cantiere? Come designer della collezione quale sogno nel cassetto ha per Desa 1972? Penso sempre che in un nuovo progetto si debba compiere un passo alla volta. Siamo già felici di questi nostri primi passi e ovviamente l'obiettivo sarebbe quello di portare Desa 1972 ad essere riconosciuto come brand, prodotto e filosofia nel mondo.


Stefano Guerrini ©modemonline

Interview by Federica Meneghetti © Modemonline