“Qualcuno lo deve pur fare”… e sembra che questo “Dirty Job” siano riusciti davvero a farlo i ragazzi del creative team Dirty Italian Job, riuscendo a ritagliarsi un’importante nicchia nel fashion business internazionale.
Con sole 3 collezioni, oggi il brand conta oltre 60 punti vendita tra i più prestigiosi del mondo come Antonioli di Milano, Gente di Roma, Block60 di Riccione, George Greene di Chicago, Mercury di Mosca e Boutique Vogue di Tokio.
Il concetto di “sporco lavoro” è sempre stato presente nell’immaginario collettivo.
Si è concretizzato in un vero e proprio modo di agire e comportarsi durante l’estate del 2004 sulle spiagge della California: a Pacific Beach è nato un vero e proprio stile di vita che esaltava le qualità dell’Italiano e di chiunque fosse stato portatore di questa contagiosa e travolgente energia.
Il passaggio di Dirty Italian Job da Concept a Brand è stata la naturale evoluzione.
Dirty nasce dalla determinazione di quelle persone che hanno uno spirito indomabile e che per raggiungere un obiettivo lottano contro tutto e tutti senza mai calpestare i propri valori.
Volontà nel migliorare la propria condizione, in qualunque modo e con qualsiasi mezzo per trovare ciascuno la propria “America”.
Il risultato di oltre 2 anni di viaggi in giro per il mondo è un prodotto di ricerca.
Ciò che ha reso in così poco tempo facilmente riconoscibile il carattere del prodotto Dirty Italian Job è la specializzazione nella lavorazione del Jersey, grazie anche alla collaborazione di pittori, ritrattisti e designer.
Dopo un lungo e attento lavoro di ricerca, ogni capo viene arricchito da disegni a mano libera fedelmente riprodotti con le più svariate tecniche serigrafiche.
Rigoroso made in Italy e meticolosa cura per i dettagli: used look, lavaggi e patchs
sono i must del brand.
Lo stile è un esplosivo mix tra i tratti del genio targato U.S.A e il raffinato gusto Italiano.