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Riccardo Grassi


October 14 2011
Fashion

Dopo un anno e mezzo dalla nascita dell'associazione milanoshowroom.it, ci puo' dire quanti showroom hanno aderito al progetto, come funziona l'associazione, se si tengono regolarmente delle riunioni, se avete, nel concreto, preso delle decisioni e se e' stato fatto un contratto o un protocollo che regolamenta l'associazione stessa?

R.G. In gran parte ne fanno parte le showroom che compaiono su MODEM a parte due o tre eccezioni con criteri di selezione su Milano. Il nostro è un gruppo di lavoro che lavora su cose reali e problematiche importanti che tutti noi affrontiamo realmente.
Ad esempio abbiamo definito un contratto "tipo" per regolare i rapporti con i nostri fornitori. Ovviamente è un contratto che indica i punti di massima a cui ogni agenzia può fare riferimento e può riadattare per ogni specificità o esigenza propria. Altra cosa importante che siamo andati a definire è una costante informazione commerciale tra noi showroom riguardante i clienti.
In questo momento estremo di turbolenze di vari mercati questo è un grande risultato che ci consente di evitare perdite sia a noi che ovviamente ai nostri fornitori.

Quali sono le difficolta' che avete riscontrato? e, al contrario, quali prospettive ha aperto la nascita di milanoshowroom.it?

R.G. La sfida è quella della sempre più forte capacità di essere internazionali; capacità in cui le showroom italiani sono indiscussi leader nel mondo dimostrando da anni una seria professionalità. Non dimentichiamoci che a Milano sono presenti in assoluto il più alto numero di showroom multibrand a vocazione internazionale esistenti al mondo.
Le prospettive future sono quelle di dare anche maggiore professionalità al nostro lavoro ed accontentare sempre di più le esigenze dei retailer; aumentare al nostro interno una proposta di ricerca tra le più competitive delle fashion weeks mondiali.

Ci puo' dare un esempio concreto che mostri che questa associazione ha permesso un migliore coordinamento tra la Camera della Moda, i Saloni di zona Tortona, il Comune di Milano e le boutiques multimarca?

R.G. L'esempio più concreto è stato quello di realizzare un'agenda di "appuntamenti" in collaborazione con la Camera Nazionale Della Moda, le showroom, le singole aziende, le fiere, il Comune di Milano e i retailers creando una mappa che li riunisca tutti. Ci aspettiamo sempre che ci sia un sistema più collaborativo tra i vari enti, ma questo è molte volte complicato; non dipende da noi, ma dai singoli e il rapporto con le fiere non è tra i più facili.

Che progetti ci sono per l'avvenire?

R.G. Aumentare sicuramente la sinergia dell'associazione con la città durante il periodo delle fashion week e MICAM e offrire ai retailer internazionali una sempre maggiore organizzazione e mantenere sempre un livello qualitativo tra i nostri di lavoro valutando attentamente ogni nuovo inserimento.

Pensa che l'idea di costituire un'associazione come milanoshowroom.it sia esportabile in altre capitali della moda come ad esempio a Parigi?

R.G. Non pensiamo di esportare questa idea perchè la presenza degli showroom di Milano su Parigi è predominante. In realtà, senza nulla togliere a loro, direi che sono in un gruppo ristretto con volumi ben lontani da quelli milanesi: essendo il nostro gruppo a vocazione internazionale consideriamo quelle milanesi come showroom "worldwide".
Se volessero intraprendere altre città come Parigi e New York un percorso simile saremmo ben lieti di poter collaborare, ma essendo noi MILANOSHOWROOM è ben chiaro dal nostro nome chi rappresentiamo.