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Marco De Vincenzo


October 24 2011
Fashion

È stato vincitore di un concorso importante come ‘Who’s on next?’, la sua sfilata è inserita nel calendario della settimana della moda milanese, Marco De Vincenzo raccoglie consensi non solo in Italia.

Il suo non è più solo un nome conosciuto dagli addetti ai lavori, perché in un momento in cui nel sistema moda italiano si respira l’importanza di un ricambio generazionale, il lavoro di Marco De Vincenzo sta sicuramente lasciando un segno. Messinese, anno di nascita 1978, un diploma in Moda e Costume all'Istituto Europeo di Design, una collaborazione importante con Fendi, che non impedisce a De Vincenzo di intraprendere un’esperienza con una linea a suo nome, il cui debutto avviene a Parigi nel gennaio 2009 durante le giornate dedicate alla Couture. La vittoria a ‘Who’s on next?’, l’importante concorso promosso da Vogue e da AltaRoma, precede di poche settimane la presentazione della sua collezione a Milano nel settembre 2009. E se in prima fila alle sua sfilate si sono seduti anche personaggi come Carine Roitfeld, allora è chiaro che quella di Marco De Vincenzo è sicuramente una delle creatività più incisive fra quelle della nuova generazione di fashion designer italiani.


Ci racconta la sfilata per la p/e 2012? Da quali input ispirativi ha preso forma?

M.D.V. Quello della Grecia antica è un universo estetico dal quale attingo molto spesso. Quest'anno ho immaginato a colori l'universo bianco e marmoreo legato ai bassorilievi e alle sculture di quell'epoca.

Se dovesse descrivere brevemente il suo stile, quali aggettivi userebbe?

M.D.V. Grafico, femminile, concettuale.

Come è evoluto il suo lavoro in questi anni? Come è cresciuta la donna di Marco De Vincenzo?

M.D.V. Tutti i lavori creativi si evolvono al ritmo della tua interiorità, perché ne sono legati in modo imprescindibile. Da un punto di vista personale sto esplorando e continuando a osare, la mia donna compie lo stesso cammino.

In generale ha altri amori oltre la moda? Chi o cosa la ispira? Ha icone di riferimento?

M.D.V. Sono fedele e infedele al tempo stesso, ho punti di riferimento stabili, ma alcuni aspetti della mia personalità cambiano alla velocità di un lampo. Questo naturalmente vale anche per gli interessi che coltivo. Oltre la moda adoro gli horror e i libri di poesie.

Il suo curriculum è ricco di esperienze e nomi importanti. Quali i momenti più significativi? C’è qualcuno del fashion system al quale si sente particolarmente legato o è particolarmente grato?
M.D.V. La collaborazione con Fendi, ormai più che decennale, mi ha insegnato molte cose. Il fashion system lo sto imparando a conoscere, perché fino a qualche anno fa avevo sempre lavorato nell'ombra. Ci sono alcune persone delle quali ho molta stima e attraverso i loro commenti sul mio lavoro sto crescendo. Si tratta di giornalisti e addetti al settore che seguono il mio percorso senza osannarlo o distruggerlo, ma semplicemente con profondità. È una cosa molto bella, di cui faccio tesoro.

Proprio in relazione a questo, ma più genericamente, pensa che il sistema moda aiuti i giovani?

M.D.V. Per noi giovani nulla è mai abbastanza, ci sono ancora troppe battaglie che conduciamo in solitudine, senza che nessuno muova un dito per aiutarci, pur potendolo fare. In generale comunque, rispetto a dieci anni fa, c'è molta più consapevolezza sul fatto che un cambio generazionale è necessario nella moda come in altri settori.

Ormai non è più un esordiente. Che consigli si sente di dare agli studenti di moda o a chi sta iniziando questo lavoro?

M.D.V. Dopo poco più di due anni sulla scena, mi sento ancora un esordiente. La moda corre, il sistema è vorace e frenetico, tutto sembra già vecchio ancor prima di averlo presentato, ma io non voglio farmi inghiottire dall'ansia. Questo vorrei dire a chi sta per cominciare, di non avere fretta, di non pensare che tutto debba avvenire nel giro di due collezioni. È un'opera di altissima ingegneria affermarsi in questo settore, servono pazienza, umiltà e naturalmente avere qualcosa da dire.

Progetti per il futuro?

M.D.V. Costruire. È un verbo che mai come in questo periodo mi solletica la mente.

Stefano Guerrini ©modemonline