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Paolo Errico


December 05 2011
Fashion

Nato e cresciuto a Genova, Paolo Errico già prima di laurearsi in Fashion Design all’Università di Urbino collaborava con nomi importanti del fashion system. Una linea a suo nome e consulenze con brand di lusso lo portano oggi a dividersi fra Parigi, Londra e la sua dimora milanese. La prima collezione Paolo Errico è stata presentata a Milano nel 2004 e negli anni si è caratterizzata per il knitwear e la grandissima ricerca sui tessuti e sulle forme. Il risultato è una moda dai volumi ricercati, che trova nell’architettura e nel design i propri punti di partenza ispirativi.

Abbiamo incontrato il designer.

Quando si è avvicinato alla moda e quando ha deciso che il fashion design sarebbe stato il suo mestiere?

P.E.Avevo quattro anni, utilizzavo la carbonella per scarabocchiare sui muri, poi ho iniziato con i colori della terra. I miei primi disegni sono nati istintivamente, in seguito ho iniziato la mia formazione andando a scuola e girando per musei, per vedere con i miei occhi il sublime dell’arte. Avevo sete di conoscenza e ho iniziato a girare l’Italia e l’Europa. La determinazione era talmente forte che iniziai a lavorare prima per Calvin Klein, poi per Versace intanto che frequentavo l'università. La moda è il mezzo attraverso il quale dialogo con l’Umanità e le mie collezioni sono i messaggi che affido al presente e al futuro, nella speranza di lasciare il segno della mia anima in questa vita.

Una delle caratteristiche più importanti del suo lavoro è la maglieria. Perché questo forte legame con il knitwear?

P.E.Dopo gli studi, ho iniziato a collaborare con varie strutture, specializzandomi nella maglieria. Da qui l’amore per questo settore che considero molto importante nella moda e trovo unisca tecnica e creatività. Il cachemire rappresenta la storia del filato nobile per eccellenza, la lana rappresenta la struttura e la corposità ed entrambe non devono mai mancare.

Ci racconta la collezione per la p/e 2012? Da quali input ispirativi nasce? Uno dei temi sembra un contemporaneo ‘country chic’, come l’ha espresso nei capi?

P.E.È spirata al binomio maschile/femminile degli anni ’90, al minimalismo, allo sport e al motociclismo; celebra una silhouette monocolore con tagli decisi e una sartorialità astratta. I modelli sono costruiti su forme geometriche pure: maglie-quadrato, abiti-rettangolo, cardigan cerchio. Ho voluto trattare la classica maglieria calata con un approccio di natura sartoriale, dove il tricot diventa tessuto e il filato di cotone, reso tecnico da una speciale ritorcitura con il nylon, è antistropiccio. La seta-viscosa jacquard è il materiale che ho scelto per abiti ed easy jacket dalle forme destrutturate come i bomber maschili e i boleri cortissimi. Sì, il tema forte della stagione è “post modern country chic”, con capi in viscosa crépe e duchesse di nylon con bande sportive a specchio effetto metallo o in raso lucido e nylon.


In generale da dove arrivano le ispirazioni per il suo lavoro? Quali le sue icone di riferimento?

P.E.Sono legato al mare, alle mie origini e al mio passato. La maglieria è intuitiva, organica, molto più vicina alle sensazioni delle mie esperienze di vita. Da sempre sono stato attratto dai materiali e dall’abilità manuale orchestrate da questi due metaforici ferri da maglia che mi aiutano a scolpire forme e silhouette più simili a statue sorprendenti che a opere di sartoria. Ci sono state le modelle, poi le attrici. Adoro Roisin Murphy, Tilda Swinton e Julianne Moore. Adesso il mio sguardo corre alla donna per la strada, a quella della vita quotidiana, a figure che non sono legate agli stereotipi e che mischiano vestiti come meglio credono. Per me è più facile essere affascinato da gente vera.

Ha sfilato nel progetto N.U.D.E. promosso dalla Camera Nazionale della Moda, ha partecipato a ‘Who’s on next?’ ed è stato scelto anche per Vogue Talents che si tiene a Palazzo Morando, promosso dall’omonima rivista. Quanto sono stati importanti questi momenti? Quale l’emozione di vedere, nei primi due casi, la propria collezione in passerella?

P.E.Sotto i riflettori? Non è il mio habitat naturale. Ovviamente mi emoziona sapere che le mie creazioni sono riconosciute e apprezzate dai grandi professionisti ed esperti della moda. Tutto è importante, ci arricchisce e ogni volta è come la prima.

In generale pensa che il fashion system aiuti i giovani?

P.E. Diciamo che il mercato è in evoluzione, così come i giovani hanno la capacità di adattarsi e creare nuovi spazi. Si parla di autoproduzione, di vendita tramite Internet, di nuovi modi di comunicare e di nuovo fashion system. Oggi abbiamo la capacità di scegliere senza essere condizionati dalla pubblicità o dai canoni estetici, sappiamo che possiamo comprare una cosa molto fashion pagandola poco, ma conosciamo anche il valore reale di un oggetto o di un abito. Credo che questo ci possa premiare in futuro.

Si è focalizzato sul design al femminile, non ha mai pensato a una collezione maschile?

P.E.Credo di avere un’accesa sensibilità per la moda maschile e, se mai dovessi disegnare una collezione maschile, mi piacerebbe pensare a capi che possano complementare il mio guardaroba. Sono convinto che un abito non possa essere bello a prescindere, non è un oggetto, un abito prende vita quando è indossato; è per questo che parto da uno studio molto approfondito sui volumi del corpo umano e creando a manichino.

Quali sogni ha ancora nel cassetto, quali progetti la impegneranno nel prossimo futuro?

P.E.Nel futuro auspico il rafforzamento del mio marchio, espandendo la commercializzazione e mi piacerebbe molto prendere in mano la direzione creativa di un marchio che adoro e che è vicino al mio stile. Collaboro con alcuni artisti e credo di poter uscire a breve con alcuni lavori in collaborazione con un artista svizzero. Ho anche appena presentato il mio primo video manifesto durante l'evento di Vogue Italia New Talents.


Stefano Guerrini ©modemonline