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Gianni Serra


January 03 2010
Fashion

Il lusso dell’essenzialità

A leggere certe cartelle stampa di questi tempi stupisce l’abuso della parola ‘sartorialità’. Di primo acchito gli abiti di Gianni Serra, stilista alla terza collezione a suo nome, ma con anni di collaborazioni ed esperienze alle spalle, sembrano essenziali, austeri, minimali. In realtà il lavoro di Serra colpisce proprio perché le costruzioni più ardite, l’eccellenza dei materiali, le geometrie dei capi, pur apparendo semplici, richiedono una sapienza sartoriale ed un amore per il dettaglio non comuni.

Nella mente del designer un vestito lineare nasce in realtà dalla fusione di più elementi, giochi di sovrapposizioni avvolgono il corpo in teli di cotone, un abito può donare sensualità e movimento grazie a fluidi tessuti dalla mano fredda, elementi geometrici diventano panneggi, tagli e inserti, integrati in capi strutturati e morbidi insieme.
Contrasti apparenti sempre al servizio della vestibilità e nella collezione di Gianni Serra anche un laccio di garza può cambiare la percezione di un capo, quando si fa cintura a chiudere giacche e abiti, anche la ‘decostruzione’ può ridefinire il concetto di sartoriale.

Il finalista del concorso ‘Who’s on next?’ ci racconta il suo lavoro.

Quanto è stata importante per lei l'esperienza ‘Who's on next’? Che cosa le ha lasciato?
È stata soprattutto un’esperienza che mi ha dato modo di mostrare il mio nuovo percorso creativo. Mi ha sicuramente donato un rinnovato entusiasmo e la voglia di mettermi ancora in discussione.

Quale, più in generale, secondo lei, l'importanza di manifestazioni come questa?
Danno la possibilità di confrontarsi, con i media, con gli addetti ai lavori e con altri designer, e di mostrare ad una platea vasta la propria filosofia creativa."

In un momento di crisi come questo sarebbe più facile proporre ai compratori collezioni facili e vendibili. Nel suo caso, al di là del risultato visivo finale, che si lega ad una sorta di minimalismo estetico, la voglia di sottrarre più che di aggiungere, c'è una profonda ricerca sui tessuti, sui volumi, sulle linee. Sbaglio?
"Credo che in un momento come questo ci sia bisogno di dare soprattutto un buon prodotto, che senza eccessi possa comunque essere identificativo e non si allontani dalla filosofia della collezione. Per quanto mi riguarda ha assolutamente ragione, tutto il mio percorso creativo parte dai materiali, fondamentali per poi sviluppare volumi e linee. Quello che ad un primo sguardo può sembrare minimale nasconde in realtà una grande ricerca del dettaglio, questa è fondamentale per realizzare le costruzioni di tutte le mie collezioni.

Quali gli ostacoli più grandi nell'essere un giovane designer in un momento storico come questo?
I compratori hanno paura di rischiare sul nuovo e preferiscono andare sul sicuro con i soliti nomi, anche apprezzando il lavoro che stai facendo. Questo crea uno stallo per le piccole realtà, che faticano ad andare avanti e ad inserirsi così nel mercato.

Lei ha un passato nella Couture, quali insegnamenti le ha lasciato e come riesce a tradurli in una collezione pret-a-porter?
Nella collezione c’è tutto il mio know how, lo esprimo nella voglia di creare costruzioni a volte ardite, che però devono essere semplici alla vista e comode da indossare, nella maniacale ricerca di lavorazioni, che attingendo spesso dalle tecniche artigianali diventano dettagli identificativo delle mie collezioni.


Stefano Guerrini ©modemonline