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Francesca Liberatore


October 15 2010
Fashion

Classe ’83, Francesca Liberatore si è laureata nel corso di Fashion Womanswear della Central Saint Martins di Londra, ha lavorato ad Amsterdam per Viktor & Rolf, a Parigi per Jean Paul Gaultier, in Italia per Brioni. Attualmente impegnata tra Milano e Parigi come docente di moda presso l’Accademia Belle Arti di Brera e lo IED di Milano, nonché responsabile del Fashion/Costume project al Moulin Rouge di Parigi, per il quale lancerà a breve anche una linea di foulards e T-shirts. Dopo aver vinto il Next Generation 2009 della Camera Nazionale della Moda Italiana, è approdata al N.U.D.E. presentando in passerella durante l’ultima settimana della moda milanese la collezione p/e 2011, supportata da grandi nomi come Puntoseta, nota azienda tessile comasca, Gianmarco Puma per le scarpe, SWAROVSKI ELEMENTS e ovviamente il Moulin Rouge. Le nuove proposte si ispirano a tre immagini, raccontano attraverso percezioni visive e tattili tre volti lontani bruciati dal sole o dai venti, storie di sguardi e atmosfere arse. Di grande fascino e impatto la collezione della designer ha ben impressionato la stampa presente. Incontriamo Francesca Liberatore.

Come è arrivata ad una linea a suo nome?

Francesa Liberatore: Diciamo che dopo aver disegnato la collezione femminile di Brioni ed essere passata al Moulin Rouge di Parigi, ho vinto il concorso Next Generation 2009 e visto l’interesse di molti del settore riguardo il mio lavoro ho deciso di continuare e questo è stato possibile appunto grazie al supporto del Moulin Rouge in primis e di altri grandi nomi come Svarowski Elements e Puntoseta che per la seconda volta hanno creduto in me.

Ci racconta l'esperienza della passerella durante la fashion week?
Quanto è importante l'appoggio della Camera della Moda?


F.L : Tutte le persone che hanno contribuito a questa collezione hanno lavorato benissimo quindi, a parte lo stress e l’ansia inevitabili nel preludio, una volta che vedo la collezione finita sono felice e mi ritrovo in una condizione ovattata in cui guardo quello che succede. La passerella di Camera Moda è importante per un giovane, soprattutto per avere la possibilità di proporsi all’attenzione mediatica milanese e mondiale. Con orgoglio ho potuto mostrare le mie creazioni anche davanti alla grande Suzy Menkes, giornalista importante in forze all’International Herald Tribune, che ha dimostrato di apprezzare ed è stata una delle soddisfazioni più grandi.

Ci racconta quali sono gli input ispirativi della linea? Quali le caratteristiche principali del suo lavoro?

F.L : Qualunque cosa attragga il mio occhio nel lasso di tempo precedente alla concretizzazione del progetto. Osservo moltissimo, cerco di captare ciò che è intorno, mi piacciono poi il cinema, il teatro e il libri con le immagini. Fra le caratteristiche particolari ci sono sicuramente le forme, amo molto modificare il cartamodello base e studiare il volume, penso sia forse l’unica cosa che ormai permetta di aggiungere innovazione e dare al capo un taglio personale, qualcosa che non sia stato già proposto. Inoltre amo il capospalla, parto dalle giacche che declino in camice e enfatizzo in cappotti, e poi i vestiti che esprimono al massimo il mood. È proprio questo bilanciamento tra vestito e cappotto, pesante e leggero e il loro stravolgimento, che regola le mie collezioni, permettendomi di indagare il comportamento dei tessuti ottenendo risultati diversi, pur lavorando su uno stesso dettaglio.

Quali le sue icone di riferimento e a quali grandi designer si ispira?

F.L : Non ho icone fisse, perché quello che mi permette di creare qualcosa di nuovo ed entusiasmarmi è il fatto di trovare la bellezza in un atteggiamento ogni volta diverso, cambiando così musa, fermo restando però che tutte le mie donne hanno il gusto per desiderare le mie collezioni. Non mi ispiro a un designer in particolare, l’ispirazione la devo percepire dalla realtà con cui entro in contatto, ma i miei preferiti sono Gaultier e Lacroix.

Sogni nel cassetto?

F.L : Avere alle spalle una maison storica che creda in me e trovarmi in un paese il cui la moda come creatività è un culto e come intelligenza un mestiere, e soprattutto avere come competitor dei grandissimi maestri.

Stefano Guerrini©modemonline